un anno di blog

È passato un anno.

Ho iniziato a scrivere sul mio sito, come per una necessità.

Di tirare fuori.

Metabolizzare fatti ed emozioni.

Qualche volta mi sento svuotata, è vero.

Fragile nel darmi, così senza argini.

Altre è terapeutico.

Condividere.

Stabilire una vicinanza nell’empatia, creare legami.

Che vanno oltre.

Ci sono persone che non dimentico, che mi hanno scritto,

anche solo una volta, condividendo qualcosa di loro con me.

Alcune frasi mi sono rimaste stampate nella testa, perché mi hanno turbato,

trascinato in un dolore.

 

Ho ritrovato amiche lontane.

E stabilito relazioni con molte che non conoscevo.

 

La maternità gira a tante storie.

Non sempre felici.

Tempo sempre un po’, quando scrivo.

Di fare male, rivangare.

Perché alla maternità ostentata, a quella che riempe di gioia tutto

si contrappone un altro mondo.

Quello degli abbracci negati,

della rugiada fertile mai arrivata,

o le perdite, la fine di tutto.

 

Ma un’amica mi ha insegnato qualcosa.

A portare dentro, a spingerla la gioia.

Anche su chi non la sta vivendo.

A non tenere fuori, pensando di ferire.

 

L’unica cosa che può ferire, quando viviamo un momento di tristezza

è che gli altri ci mettano da parte.

Perché è così, il dolore annichilisce, lo fa con la maggior parte.

Ma l’amicizia, quella vera, non ha bisogno di trovare parole,

ti prende sottobraccio

e cammina con te per strada.

 


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Architetto, mamma di due bambine, con una grande passione per i libri.
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