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Quei buchi di solitudine, in cui andare a guardare.

 

La settimana scorsa ho accompagnato mia madre a fare una visita medica,

per testare il suo cuore.

Il dottore non ha voluto che entrassi con lei,

mentre la sottoponeva a una prova da sforzo.

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Le case d’infanzia ci rimangono nel cuore.

 

Le case infanzia ci rimangano sempre nel cuore. E la mia era una casa molto particolare.

Un ex convento, dedicato a Sant’Anna.

Dopo essere stato abbandonato dalle suore, per decenni è rimasto disabitato, perché su di esso giravano strane storie di fantasmi.

A quanto pare, una vecchia suora defunta, ogni notte, si affacciava dal piccolo balcone sul portone d’ingresso, incutendo paura ai passanti.

 

Poi mio padre, che allora temeva poche cose, figuriamoci i fantasmi, l’ha preso in affitto dalla curia.

Era un edificio vecchio già allora, con delle enormi stanze passanti, alte quasi quattro metri e ognuna con grandi aperture verso valle, dove il sentiero scendeva verso il fiume.

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