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maestri di gioia

 

Potrai essere il maestro più preparato al mondo,

colto e con una mente allenata,

ma ciò che ti servirà, in una scuola,

non è rinchiuso nel tuo bagaglio di conoscenza e di sapere.

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possiamo ancora scegliere dove andare

Foto di Giuseppe Lione

Avete presente quando all’improvviso si prende coscienza di qualcosa?

Bene, quel qualcosa per me, adesso, è la vita stessa.

La velocità con cui tutto può cambiare, gli attimi preziosi che sfuggono,

il nostro tempo frenetico che ci impedisce di guardare negli occhi chi ci è davanti,

di fermarci ad ascoltare, di assaporare certi momenti,

perderci nell’abbraccio di qualcuno.

 

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Sono poche le cose che contano

Non sono una cattolica praticante.

Vivo la religione in modo molto intimo, altalenante.

Mi dà conforto.

Pensare che ci sia qualcuno a cui siamo cari, che ci accompagna.

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A mio padre

So che stai camminando in un bosco di cerri e ontani, ora.

Anche se piove, da giorni, senza tregua.

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Gli insegnanti migliori, quelli che con la passione, aprono la mente ed il cuore.

I bambini. Che crescono, cercano strade.

Se tornassi indietro, farei l’insegnante.

È un ruolo privilegiato, con un grande potere.

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Ogni tanto fa bene. Dirsi, che in fondo, va bene così.

Io non mi perdono mai.

Da quando ero piccola.

Analizzo mille volte tutto ciò che faccio e mi giudico, di continuo.

Ed è estenuante. Forse, non solo per me.

Perché ora, a volte, rivedo tutto questo anche in mia figlia, la più grande.

Insegniamo ciò che siamo.

È stato questo che mi ha fatto fermare. È stato come prendere una scossa.

Guardarmi dal di fuori.

Ho preso la mia mano. La mano di quella bambina severa che mi precede.

E mi sono detta che in fondo, va bene così.

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E poi ci sei tu. Che sei arrivata dopo.

 

E poi ci sei tu.

Che sei arrivata dopo.

E hai trovato ad accoglierti un’altra voce di bambina.

Che ti ha guardata come a un regalo,

una piccola bambola  a cui tirare le orecchie,

per vedere se eri vera.

 

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I figli non ci vogliono fragili

C’è una stanchezza
Che sfianca
E non è quella che nasce da ciò che si fa
Dal ritmo incessante delle cose.

 

È un sottofondo di inquietudine
Che precede i gesti e il pensiero.
Un movimento che affatica l’anima
Come un ronzio incessante
Che non da tregua.

 

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Come l’ombra di un bacio lasciato, l’amore rimane.

Mi è capitato di incontrare un ragazzo.

Da pochi mesi aveva perso la mamma, giovanissima, portata via da un tumore.

Ci siamo fermati un po’ a chiacchierare, della scuola,

del nuovo anno scolastico appena iniziato.

 

Guardavo i suoi occhi bellissimi, pieni di vita. E di dolore, nascosto, messo da parte per continuare.

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