Articoli

Tu non sei andato su una stella. Sei andato in un cuore pieno di gioia.

Spesso cerchiamo di spiegare le cose ai bambini,

nel modo migliore, per quanto ci riesce.

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A mia figlia. Ciò che voglio da te

 

Non voglio che tu sia la prima della classe.

Voglio che tu sia la prima ad accettarti così come sei.

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Il senso che cercavo

Stamattina ho trovato il suo taccuino. Quello in cui lei scrive le sue storie, disegna, scrive di noi. Parlava di me, della sua mamma. Una “persona dolce e gentile”, così mi ha definita.

Io credo nelle fate!

Ieri mia figlia, che ha sei anni, mi ha chiesto se esistono le fate.

< Certo che esistono!>, le ho detto.

Lei, perplessa, ha ribattuto:

< La maestra di scienze mi ha detto di no!>.

 

Silenzio. Che le dico ora, penso.

 

Non voglio contrariare la sua maestra,

ma non voglio neanche cancellare la magia, non così presto.

Cancellare con una breve frase tutto quello che le fa luccicare gli occhi,

che dà vita alle favole,

che la fa rimanere a bocca aperta a immaginare

e riempire lo sguardo di meraviglia.

 

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L’arte di essere un buon maestro

Il mio primo maestro è stato un vecchio contadino.

 

Una di quelle persone meravigliose e insolite, che si distinguono già nell’aspetto da tutti gli altri e per il valore che danno al tempo.

 

Si perché lui, ogni giorno, quando lo raggiungevo nell’orto che aveva accanto alla nostra casa, si sedeva su una grossa pietra levigata, sempre la stessa, all’ombra di un grande albero di noce, e raccontava.

 

E per me era già questo una cosa insolita. Il fatto che una persona adulta, stesse lì, solo per me, senza pesare il tempo, senza ricavarlo da altro, senza fretta.

 

A spiegare e divagare su ogni cosa.

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CI PROVO AD ESSERE UNA BUONA MAMMA

Io ci provo.
Ad essere una buona mamma.
Mi sforzo ogni giorno, mi informo, leggo.
Cerco di arricchirmi dentro.

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Concediamogli, ogni giorno, la loro favola, a noi e a loro.

 

“Mamma, mi racconti una storia?”

Ci cercano i bambini. Chiedono attenzione. E questa è la domanda che pongono più di frequente.

Vogliono favole, racconti.

E vogliono che siamo noi genitori a raccontare.

Niente cattura di più la loro attenzione.

 

Perché lì, nel nostro narrare, ci incontriamo.

Incrociamo l’attenzione, l’esserci, il fare ed il pensare, insieme.

Loro ascoltano e chiedono e si emozionano.

E in quei momenti siamo tutti per loro e loro tutti per noi.

 

Quante cose gli insegniamo con il narrare.

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