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ribelli

Bimbi irrequieti e ribelli. Forse hanno solo bisogno di coccole.

ribelli

Li sgridiamo perché non ubbidiscono.

E  loro ci lanciano uno sguardo provocatorio o ci ignorano del tutto.

Sono iperattivi, se ne inventano una nuova quando meno ce l’aspettiamo,

aggiungendo capriccio a capriccio.

 

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CI PROVO AD ESSERE UNA BUONA MAMMA

Io ci provo.
Ad essere una buona mamma.
Mi sforzo ogni giorno, mi informo, leggo.
Cerco di arricchirmi dentro.

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pronti per la scuola. e che non sia solo l’inizio di una serie di doveri.

Manca meno di un mese all’inizio della scuola.

Quanta emozione.

La mia piccolina andrà per la prima volta all’asilo, la più grande inizierà le elementari.

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È questa la gioia

È questa la gioia.

Quest’odore di terra bagnata, di salsedine, che annuso sul vostro collo.

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Ci rimangono nel cuore anche i figli mai nati.

 

 

Ci rimangono nel cuore anche i figli mai nati.

Quei piccoli semi che non hanno avuto la forza di attaccarsi a noi.

Bozzoli di vita, appesi a un sorriso.

 

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Concediamogli, ogni giorno, la loro favola, a noi e a loro.

 

“Mamma, mi racconti una storia?”

Ci cercano i bambini. Chiedono attenzione. E questa è la domanda che pongono più di frequente.

Vogliono favole, racconti.

E vogliono che siamo noi genitori a raccontare.

Niente cattura di più la loro attenzione.

 

Perché lì, nel nostro narrare, ci incontriamo.

Incrociamo l’attenzione, l’esserci, il fare ed il pensare, insieme.

Loro ascoltano e chiedono e si emozionano.

E in quei momenti siamo tutti per loro e loro tutti per noi.

 

Quante cose gli insegniamo con il narrare.

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“Il vecchio e il mare”, un libro da regalare ai ragazzi adolescenti, che insegna a non perdersi, mai.

 

Se c’è un romanzo che mi è rimasto nel cuore è “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway.

Ho ripreso a leggerlo dopo circa vent’anni. Ed è stato come ritrovare un vecchio amico, un persona cara.

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La vita corre veloce. Soprattutto quando ci sono i figli.

La vita corre veloce. Soprattutto quando ci sono i figli.

Segue il ritmo della loro crescita

che avviene sotto i nostri occhi senza che ce ne accorgiamo.

Ci sorprendiamo quando non entrano più nei vestiti

o la loro testa supera il livello del tavolo contro cui urtavano poco tempo prima.

Li ascoltiamo parlare,

il loro vocabolario si fa sempre più ricco

e le loro frasi ci lasciano spesso basiti per la complessità di alcuni pensieri,

o per un’associazione che neanche noi coglievamo.

 

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La nostra primavera

Io sono fortunata.

Vivo in un piccolo paese, immerso in uno scenario naturale unico.

Certo abitare qui ha anche le sue difficoltà.

Facciamo ogni giorno, in macchina, chilometri di curve per portare le bambine a scuola (e la mia bimba, la più piccola, soffre terribilmente il mal d’auto).

Qui non ci sono palestre, scuole di ballo, piscine. Non ci sono corsi di inglese da seguire, molte feste a cui partecipare.

Ma abbiamo la natura.

E ora che la primavera inizia ad arrivare ce la godiamo tutta.

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Partorire un figlio è “moltiplicarsi dentro”…

Partorire un figlio, forse, significa questo.

Non è solo metterlo al mondo, è “moltiplicarsi dentro”,

trovare nuove energie.

Cambia il modo di gestire la quotidianità,

la mente si apre a nuove strategie,

a un approccio più deciso e al tempo stesso flessibile verso gli eventi.

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