Articoli

Concediamogli, ogni giorno, la loro favola, a noi e a loro.

 

“Mamma, mi racconti una storia?”

Ci cercano i bambini. Chiedono attenzione. E questa è la domanda che pongono più di frequente.

Vogliono favole, racconti.

E vogliono che siamo noi genitori a raccontare.

Niente cattura di più la loro attenzione.

 

Perché lì, nel nostro narrare, ci incontriamo.

Incrociamo l’attenzione, l’esserci, il fare ed il pensare, insieme.

Loro ascoltano e chiedono e si emozionano.

E in quei momenti siamo tutti per loro e loro tutti per noi.

 

Quante cose gli insegniamo con il narrare.

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“Il vecchio e il mare”, un libro da regalare ai ragazzi adolescenti, che insegna a non perdersi, mai.

Se c’è un romanzo che mi è rimasto nel cuore è “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway.

Ho ripreso a leggerlo dopo circa vent’anni. Ed è stato come ritrovare un vecchio amico, un persona cara.

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La vita corre veloce. Soprattutto quando ci sono i figli.

La vita corre veloce. Soprattutto quando ci sono i figli.

Segue il ritmo della loro crescita

che avviene sotto i nostri occhi senza che ce ne accorgiamo.

Ci sorprendiamo quando non entrano più nei vestiti

o la loro testa supera il livello del tavolo contro cui urtavano poco tempo prima.

Li ascoltiamo parlare,

il loro vocabolario si fa sempre più ricco

e le loro frasi ci lasciano spesso basiti per la complessità di alcuni pensieri,

o per un’associazione che neanche noi coglievamo.

 

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La nostra primavera

Io sono fortunata.

Vivo in un piccolo paese, immerso in uno scenario naturale unico.

Certo abitare qui ha anche le sue difficoltà.

Facciamo ogni giorno, in macchina, chilometri di curve per portare le bambine a scuola (e la mia bimba, la più piccola, soffre terribilmente il mal d’auto).

Qui non ci sono palestre, scuole di ballo, piscine. Non ci sono corsi di inglese da seguire, molte feste a cui partecipare.

Ma abbiamo la natura.

E ora che la primavera inizia ad arrivare ce la godiamo tutta.

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Partorire un figlio è “moltiplicarsi dentro”…

Partorire un figlio, forse, significa questo.

Non è solo metterlo al mondo, è “moltiplicarsi dentro”,

trovare nuove energie.

Cambia il modo di gestire la quotidianità,

la mente si apre a nuove strategie,

a un approccio più deciso e al tempo stesso flessibile verso gli eventi.

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Quello che i figli restituiscono al mondo

Tutto ciò che ti do, ogni giorno, tu lo restituitirai.

Restituirari IL TEMPO che ti concedo,

che in te scorrerà lento,

creando gli spazi giusti per cogliere le occasioni e coltivare passioni,

per fermarti senza sentirti perso

e scoprire la bellezza dell’imprevisto;

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Essere una Tata

È difficile essere una TATA…

…la tata è quella persona con la quale i bimbi passano del tempo quando i genitori sono a lavoro;
La tata è una compagna di giochi;

È quell’amica alla quale confidare di aver combinato un guaio, sentirsi dire “ti prego non dirlo a papà” e vedere la sua espressione grata quando accetti;

Far la tata significa dir di no alle troppe richieste di cioccolata ma raggiungere un compromesso per una caramella;

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Dedica a un figlio

Le tue braccia sono pareti

Costruiscono attorno a me la casa

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Il linguaggio vero nei disegni dei bambini.

Trovo disegni ovunque.

Riconosco da lontano la mano.

Quelli di mia figlia, la più piccola, hanno i bordi ritagliati, lei adora ritagliare.

Disegna, colora disordinatamente e poi ritaglia con attenzione e sempre maggiore abilità.

La più grande invece adora disegnare,

passa la maggior parte del tempo a tracciare particolari, dettagli, con risultati sorprendenti.

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Uppitella!

<Uppitella!>

Lo dico ogni volta che prendo in braccio una delle mie figlie.

Quando le faccio saltare, le metto a sedere, o quando le sdraio sul lettino.

E’ una parola mia e loro.

Con un significato tutto nostro.

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