Ho smesso di fumare per lo stesso motivo per cui ho iniziato

Quando ho cominciato a fumare ero un’adolescente.

Un’amica stava fumando una sigaretta nel bagno della scuola e me l’aveva fatta provare.

L’avevo osservata tirare il fumo con fare da adulta e dire

<Però, come ci si rilassa quando si fuma una sigaretta!>.

Quella frase mi aveva particolarmente colpita.

Ero molto ansiosa in quel periodo, anzi lo sono sempre stata.

E il rituale della sigaretta, col tempo, è diventato per me proprio questo:

placare l’ansia, sentirmi più tranquilla,

fermare per un attimo i pensieri e rilassarmi.

 

All’Università ho iniziato a fumare molto di più.

Perché lo associavo anche allo stare insieme,

alle serate nei locali, dove ancora non era vietato fumare.

Faceva parte del nostro mondo di studenti, delle uscite, delle chiacchierate,

delle feste, della vita di fuori sede e di tutto il resto.

 

Poi, nel 2008,  ho smesso.

L’ho fatto perché avevo programmato una gravidanza

e volevo essere nella forma migliore.

Avevo già diversi problemi e il fumo non faceva che diminuire le mie probabilità di rimanere incinta.

 

Sono stata costante per nove anni.

Senza cedere alla tentazione, anche perché, intanto, ero rimasta incinta due volte

e avevo allattato le mie bimbe entrambe per più di due anni.

 

Poi l’anno scorso, all’improvviso, ho ripreso.

Come se non avessi mai smesso, anzi molto più di prima.

L’ho fatto in un periodo particolarmente stressante,

ma non di più di altri che avevo già attraversato, senza fumo.

 

È tornata nella mente, come se non fosse mai andata via, quell’idea:

che il fumo placa l’ansia, tranquillizza, rilassa.

 

Ho iniziato a nascondermi delle mie figlie, che, sebbene piccolissime,

avendolo sentito in passato proprio da me,

mi dicevano che non dovevo fumare perché faceva male.

Ho iniziato a fare le corse, lavando i piatti velocemente,

affrettando i giochi, le chiacchiere,

il tempo dedicato a loro,

per uscire di nascosto in cortile a fumare.

 

Poi, ho capito, che quel rito che doveva placare l’ansia,

in realtà l’amplificava, anzi aggiungeva ansia all’ansia.

L’ansia di fumare.

Che ti fa alzare dal divano, smettere di guardare un film,

non concentrarti sulle cose che stai facendo,

distrarti dai bambini, dalla loro richiesta di attenzione,

abbandonare i loro abbracci,

alzarti dalla scrivania, a volte dal letto, per questo.

Per andare a tirare del fumo, nascosta, in cortile.

 

Ed ho smesso per lo stesso motivo per cui avevo iniziato.

Placare l’ansia.

 


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Autrice del libro "Vento fresco" e mamma di due bambine
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