La strada della fecondazione assistita. Lettera a un’amica.

Carissima amica,
quando ho letto le tue parole ho avuto un brivido e ho pianto.
Le lacrime sono arrivate senza permesso, come da un pozzo che tracima,
e ho capito che il dolore di quegli anni, passati a rincorrere una gravidanza,
a sperare, a sopportare le visite, gli esami, i controlli,
non si è mai dissolto, non del tutto, nemmeno ora.

Come te, ho scelto una strada faticosa, quella della PMA:
Procreazione Medicalmente Assistita, che solo a pronunciarla mette paura.
Una percorso che tante coppie eseguono in silenzio,
per timore di essere giudicate.
Perché non si dica che mettono mano a un compito che non gli appartiene,
che per qualcuno conviene solo alla natura,
per qualcun altro è opera che spetta a Dio.

Non so perché il mio desiderio di un figlio fosse così prepotente.
Perché lo sentissi scalpitare nella mia pancia, prima ancora che ci fosse davvero.
Come una fitta, un crampo che aggrappava il mio utero al cuore.

Non so perché la mia testa non è stata capace di mettere da parte,
di allontanarsi dal desiderio.
So che ho fatto di tutto,
che non mi sono arresa.

Che ho speso tutto quello che avevo per consultare i medici migliori.
Che ho studiato, mi sono documentata, ho fatto domande.
Che ho accettato consigli, cambiato stile di vita.
Mentre intorno a me la vita sbocciava ogni giorno
ed io ne sentivo l’odore:
quello delle donne che un bimbo già lo portavano dentro,
dei loro piccoli aggrappati alla carne,
delle stanze dei reparti maternità che ho attraversato.

Ho trascorso circa sette anni così, in bilico,
con il terrore che la mia casa sarebbe rimasta per sempre vuota.
Temevo il silenzio,
quello che ci avrebbe sorpresi.

La PMA è stata una speranza,
un’opportunità.

Anche se c’è stato chi mi diceva che stavo forzando la natura.
Chi mi suggeriva di lasciar perdere.
Chi mi giudicava con uno sguardo.

Le donne che scelgono di non avere un figlio ne hanno tutto il diritto.
Il nostro essere complete non dipende da questo: dall’essere madre.
Ma in egual modo, chi sceglie di averne,
ha il diritto di tentare tutte le strade possibili,
anche quella di affidarsi alla scienza,
senza sentirsi tormentata.

Con la PMA non sono stata fortunata.
Tutti i miei tentativi sono falliti.
Un tunnel lunghissimo di attese, di speranze e di esiti negativi.

Ma in tante, in tantissime in quegli anni ce l’hanno fatta.
E non è stato solo un dono.
È stata la vita conquistata.

Gli anni sono passati, silenziosi, uno dopo l’altro,
come uno spazio sospeso.
Ed è arrivato il tempo in cui la speranza si è sciolta,
come quando da bambina chiudevo la neve nelle mani,
per conservarne un poco.

Ma la vita, a volte, come un’onda di mare, “arriva a la scurdata”,
quando pensi che tutto si sia fatto quieto.

Non so cosa sia stato a portarmi le mie figlie.
Quale magia, influenza astrale, miracolo,
coincidenza, condizione particolare.

So che sono arrivate quando non ci speravo più.
Così, naturalmente.
Lasciandomi senza parole.

Per te, amica mia, scrivo di me.
Perché tu sappia che comunque vada,
la cosa che ti permetterà di essere in pace con te stessa sarà averci provato,
per quello che ti è possibile fare,
senza paura di essere giudicata.

E che non farà differenza
se sarà la natura o Dio o la medicina
o un bambino che già ti aspetta e viene da lontano,
a riempire il tuo nido.
Ciò che sarà diverso sarà l’amore,
che in te, in ogni caso, si sarà moltiplicato.

Felicia Lione


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Architetto, mamma di due bambine, con una grande passione per i libri.
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