Il senso che cercavo

Stamattina ho trovato il suo taccuino.

Quello in cui lei scrive le sue storie, disegna, scrive di noi.

Parlava di me, della sua mamma.

Una “persona dolce e gentile”, così mi ha definita.

Ed è tutto per me. È la risposta.

A ciò che faccio, ogni giorno, per lei, per la nostra famiglia.

È il senso che cercavo, la cosa che mi rende orgogliosa.

Che mi dice “ stai facendo del tuo meglio”.

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È la conferma che il tempo che gli do è prezioso.

Una risorsa che  arricchisce, che le fa crescere serene.

Uno spazio in cui sanno che si possono muovere libere.

Di crescere, coltivare le loro passioni, di sbagliare.

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Non tornerei indietro,

anche se adesso che non ho un lavoro è tutto più complicato.

Ma so che sto lavorando su di loro, su quegli attimi preziosi che non ritornano.

Che gli sto dando il loro tempo,

la cosa più difficile, a volte, da concedere,

soprattutto quando non si ha alternativa.

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Perché bisogna pensare al sostegno economico, al futuro.

Certo ho dovuto rinunciare a tanto. Per loro.

Ma non mi sento frustrata per questo, né privata di qualcosa.

Anzi, mi sento realizzata. Come mamma.

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So che a molte sembrerà riduttivo,

che noi donne dovremmo anche pensare anche a noi stesse, al lavoro,

a una vita che si amplia in impegni diversificati.

Ma non me ne faccio una colpa.

.

Ognuno si trova a suo modo.

Ed io mi sono ritrovata in loro, nelle mie figlie.

Che mi fanno sentire ogni giorno una semplice, fortunata mamma.

.

Una persona che si sforza, nonostante le difficoltà,

gli imprevisti, gli sbalzi di umore,

di essere una persona “dolce e gentile”.

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