il peso delle parole

 

Oggi ho assistito a una scena che mi ha lasciato sconvolta.

Per la violenza delle parole.

Parole usate con una bambina di al massimo quattro, cinque anni.

La mamma continuava a urlarle contro, dopo averla strattonata,

per farla scendere dalla macchina.

 

Ti fa schifo, le ha chiesto, aprirti lo sportello da sola?

Ti fa schifo toccarle le cose?

 

E ha continuato chiamandola “stupida”, una due, non so quante volte.

Continuava a ripetere questa parola, mentre la piccola piangeva

e le si aggrappava al giubbotto: sei solo una stupida!

 

Capita a tutte le mamme di perdere la pazienza, è vero.

Ma usare certi termini, con una bambina, lascia basiti.

Soprattutto con chi è così piccolo e non si sa difendere dalla violenza verbale.

 

Anche la mia bambina è rimasta in silenzio, come me,

continuando a camminare e a guardare quella piccolina,

che si guardava attorno, ci guardava,

umiliata.

 

Non esistono bambini stupidi.

Ma lei forse, crederà davvero di esserlo.

 

Continuava a piangere.

Lasciata in disparte, qualcuno le si è avvicinato ,

per chiederle cosa aveva, e lei, tra le lacrime, ha risposto:

la mamma si è arrabbiata.

 

E mi chiedo che ragione possa essersi fatta di tutto questo,

perché l’ho vista davvero persa, confusa e triste.

 

Una mamma si arrabbia, strilla a volte, perde le staffe.

Sclera.

Ma non ti chiama stupido.

 

Quanto pesano le parole su un bambino, gli rimangono dentro.

Se le porta dietro.

A cercare.

Capire cos’è che lo rende stupido.

Perché a dirlo non è uno qualunque,

è chi ti dovrebbe proteggere, incoraggiare,

dirti che non sei sbagliato,

che ci sono solo cose, sbagliate.

 

Avrei voluto fermarla quella mamma.

Chiederle il significato,

di quella parola.

Ma forse, questo sì, sarebbe stato stupido.

 


 

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Architetto, mamma di due bambine, con una grande passione per i libri.
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