Gli insegnanti migliori, quelli che con la passione, aprono la mente ed il cuore.

I bambini. Che crescono, cercano strade.

Se tornassi indietro, farei l’insegnante.

È un ruolo privilegiato, con un grande potere.

Quello di dare opportunità.

Di mettere tutti sullo stesso piano, senza distinzione,

e di dirgli: ci sono milioni di strade, tutte per voi,

dovete solo scegliere dove andare.

 

Per dirgli che c’è un mondo da scoprire.

E perdermi nei loro occhi,

nello sguardo che di fronte a una nuova scoperta si apre,

diventa lucido e vivace.

 

Perché è bello donare meraviglia.

 

Un insegnate fa soprattutto questo.

Cerca la curiosità.

Ne fa un mezzo per l’arricchimento, la conoscenza,

riconoscendo le inclinazioni,

le preferenze verso questa o quella attività.

Prima delle nozioni, delle regole da rispettare.

 

Per vedere i bambini cambiare con la gratificazione,

il riconoscimento degli sforzi e della loro unicità.

 

Non tutti hanno una famiglia attenta o fortunata.

Alcuni partono in svantaggio.

La loro struttura se la devono costruire,

cercare la motivazione,

raccogliere gli inputs all’esterno, per una crescita positiva.

 

E allora bisogna impacchettargli le nozioni,

metterle dentro a una carta colorata,

con il nastro e le decorazioni

ed un biglietto che è indirizzato a ognuno di loro.

 

Devono volerlo aprire quel pacco,

lasciarsi incuriosire, rimanerne affascinati.

Fare della scuola la finestra sul mondo.

Anche per quelli che di occasioni ne hanno poche,

partono dal basso, da una condizione non privilegiata.

 

E per questo ci vuole non solo preparazione, ma passione.

 

Ricordo le lezioni del mio professore di musica alle scuole medie.

Portava le audiocassette e ce le faceva ascoltare nello stereo.

Chiudeva gli occhi quando la musica iniziava.

E noi, dopo pochi attimi di perplessità, ci facevamo catturare.

Non ridevamo.

Lo guardavamo rapiti.

Perché lui la musica non la spiegava, ce la faceva respirare,

ci faceva entrare in quelle vibrazioni che scuotevano prima lui e poi arrivavano a noi.

 

O la maestra di disegno.

Che non ci spiegava le tecniche, ma lasciava che la osservassimo disegnare.

Ci caricava tutti sulla sua matita, come su un treno,

lungo un percorso di immagini sfumate, chiaroscuri,

linee di luce e ombre che prendevano forma, piano.

 

Ricordo le lezioni di italiano, al liceo.

Nessuno lo avrebbe preso per un professore.

Sempre spettinato, con la barba incolta, i vestiti sgualciti.

Raccoglieva si sguardi di disapprovazione di tanti docenti.

Ma quando si sedeva in cattedra e parlava di un autore, per noi,

diventava il più autorevole ed elegante di tutti.

Non aveva bisogno di libri per spiegare.

Era la sua materia, quello che davvero conosceva e che lo appassionava.

C’era una profondità nelle sue parole, che andava oltre.

Svelava l’intimità che aveva con la letteratura, con certe opere.

Ci parlava di un autore, ma in realtà descriveva parte di lui,

di quello che preferiva, che lo aveva colpito, che lo aveva convinto o deluso.

Che parlasse di Pirandello o di Cecco Angiolieri,

era in grado di sollevarne il pensiero,

liberarlo dalle definizioni stereotipate e di portarlo in superficie,

secondo un’interpretazione limpida e personale.

Erano chiacchierate, discorsi di chi, con familiarità, rende una lezione amica.

 

Un altro professore, che ho avuto nell’ultimo triennio,

ogni giorno, a turno, ci chiedeva il frutto della nostra giornata.

Quello che avevamo raccolto, diceva lui, che ci era rimasto nel cuore.

Ed era bello non dover ricordare solo date, elenchi di opere, nozioni.

Si trattava di dare qualcosa di nostro.

Di portarlo dentro quelle lezioni, e restituirle arricchite di qualcosa che parlava di noi,

di quello che si incrociava con le nostre emozioni.

 

È una polvere magica, la “passione”, che permette a tutti di volare,

di librarsi oltre ogni condizione,

crearsi le basi per un futuro migliore.

 

Un insegnante dovrebbe mostrarla ad ogni bambino,

per aprirgli la mente ed il cuore.

 

 


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Autrice del libro "Vento fresco" e mamma di due bambine
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