In quest’attesa

In quest’ attesa che è ancora sogno
Porto negli occhi la luce dei tuoi occhi
Prima che tu li abbia aperti al mondo

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Se tu potessi scegliere un giorno per tornare

Se tu potessi scegliere un giorno
Per tornare
So che lo faresti d’inverno
Cammineresti su questa stessa strada
A labbra socchiuse

Al vento
Raccoglieresti neve
E te la porteresti al petto
Sul cuore
Unita alle tue lacrime
Spaccherebbe il gelo
Di un vecchio calore
E cadendo lascerebbe a terra

Come un’impronta
Scritto
Il tuo nome


Felicia Lione

A te che sai di vento e neve

Alle madri. Siate felici. Solo così della felicità riuscirete a farne dono.

Una madre è prima di tutto albero.
E quanto più è capace di pensare a se stessa,
di nutrirsi, di crescere,
tanto più le sue radici e i suoi rami si allargano
e moltiplicano la sua capacità di dare,
di essere appoggio per qualcun altro.

Per i figli prima di tutto.

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Quella normalità preziosa

E poi incontri quelle persone.

Quelle mamme come te, ma che si sono fermate.

Che di fronte alla malattia del proprio figlio,

hanno visto cambiare, all’improvviso, tutta la vita.

 

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A voi donne. Se sono i figli a non potersi salvare.

Vorrei dire a voi donne.

A voi che accettate tutto. Che ci passate sopra.

Sopportate le umiliazioni, le grida, gli scatti d’ira.

La violenza fisica e verbale.

A voi che vi siete abituate a certi gesti e a certe parole.

Come a un pane quotidiano.

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un anno di blog

È passato un anno.

Ho iniziato a scrivere sul mio sito, come per una necessità.

Di tirare fuori.

Metabolizzare fatti ed emozioni.

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il viaggio verso i miei figli

Il viaggio verso i miei figli è iniziato con questo quadro.

L’ho realizzato nel 2006,

quando ho capito che quello di un figlio poteva rimanere un sogno,

per sempre.

Siamo partiti per una piccola vacanza con degli amici, in Veneto,

con questo peso sul cuore.

Treviso, Verona, Venezia.

Tutto cristallizzato in questa immagine dipinta.

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Io credo nelle fate!

Ieri mia figlia, che ha sei anni, mi ha chiesto se esistono le fate.

< Certo che esistono!>, le ho detto.

Lei, perplessa, ha ribattuto:

< La maestra di scienze mi ha detto di no!>.

Silenzio. Che le dico ora, penso.

Non voglio contrariare la sua maestra,

ma non voglio neanche cancellare la magia, non così presto.

Cancellare con una breve frase tutto quello che le fa luccicare gli occhi,

che dà vita alle favole,

che la fa rimanere a bocca aperta a immaginare

e riempire lo sguardo di meraviglia.

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I figli non ci vogliono fragili

C’è una stanchezza
Che sfianca
E non è quella che nasce da ciò che si fa
Dal ritmo incessante delle cose.

È un sottofondo di inquietudine
Che precede i gesti e il pensiero.
Un movimento che affatica l’anima
Come un ronzio incessante
Che non da tregua.

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con occhi di madre

Le mie bimbe sono fortunate.

Non sanno cos’è la guerra se non dalle immagini che vedono in televisione.

E per loro sono storie lontane, quasi irreali,

perché è impossibile raccoglierne nella mente la devastazione.

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