con occhi di madre

Le mie bimbe sono fortunate.

Non sanno cos’è la guerra se non dalle immagini che vedono in televisione.

E per loro sono storie lontane, quasi irreali,

perché è impossibile raccoglierne nella mente la devastazione.

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ribelli

Bimbi irrequieti e ribelli. Forse hanno solo bisogno di coccole.

ribelli

Li sgridiamo perché non ubbidiscono.

E  loro ci lanciano uno sguardo provocatorio o ci ignorano del tutto.

Sono iperattivi, se ne inventano una nuova quando meno ce l’aspettiamo,

aggiungendo capriccio a capriccio.

 

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A te

A te che con le parole
Scavi nella mia terra.
Scoprendo le radici
Con carezze
Che dal profondo
Si trattengono accanto
Come linfa nuova.

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CI PROVO AD ESSERE UNA BUONA MAMMA

Io ci provo.
Ad essere una buona mamma.
Mi sforzo ogni giorno, mi informo, leggo.
Cerco di arricchirmi dentro.

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pronti per la scuola. e che non sia solo l’inizio di una serie di doveri.

Manca meno di un mese all’inizio della scuola.

Quanta emozione.

La mia piccolina andrà per la prima volta all’asilo, la più grande inizierà le elementari.

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È questa la gioia

È questa la gioia.

Quest’odore di terra bagnata, di salsedine, che annuso sul vostro collo.

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Ci rimangono nel cuore anche i figli mai nati.

 

 

Ci rimangono nel cuore anche i figli mai nati.

Quei piccoli semi che non hanno avuto la forza di attaccarsi a noi.

Bozzoli di vita, appesi a un sorriso.

 

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Disconnettersi dai figli

Quanto è difficile disconnettersi dai figli.

Farlo per poter lavorare, dedicare tempo a noi.

Noi mamme siamo così, programmate per pensare a loro.

Con la loro nascita il nostro tempo cambia,

è scandito solo dai loro bisogni, dalla ricerca di attenzioni,

dai loro mutamenti e dagli imprevisti.

Non c’è scaletta da seguire, non esistono più eventi programmati.

Tutto segue un ritmo naturale, eppure così difficile da tenere,

quando è necessario conciliarlo con altro, soprattutto con il lavoro.

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Ti auguro quello che sei

Ti auguro di trovare una strada
che abbia la luce limpida dei tuoi occhi,
il tracciato chiaro e scaltro dei battiti delle tue ciglia.

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Concediamogli, ogni giorno, la loro favola, a noi e a loro.

 

“Mamma, mi racconti una storia?”

Ci cercano i bambini. Chiedono attenzione. E questa è la domanda che pongono più di frequente.

Vogliono favole, racconti.

E vogliono che siamo noi genitori a raccontare.

Niente cattura di più la loro attenzione.

 

Perché lì, nel nostro narrare, ci incontriamo.

Incrociamo l’attenzione, l’esserci, il fare ed il pensare, insieme.

Loro ascoltano e chiedono e si emozionano.

E in quei momenti siamo tutti per loro e loro tutti per noi.

 

Quante cose gli insegniamo con il narrare.

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