Alle madri. Siate felici. Solo così della felicità riuscirete a farne dono.

Una madre è prima di tutto albero.
E quanto più è capace di pensare a se stessa,
di nutrirsi, di crescere,
tanto più le sue radici e i suoi rami si allargano
e moltiplicano la sua capacità di dare,
di essere appoggio per qualcun altro.

Per i figli prima di tutto.

Loro sono le nostre gemme, i fiori che si aprono.
I frutti che maturano e prendono forma.

Ma noi non siamo solo quei fiori.
Sebbene spesso ce ne dimentichiamo.

Ci affanniamo a stare dietro ai loro desideri,
agli impegni, alle esigenze quotidiane.
E perdiamo contatto con noi stesse, con quello che siamo, indipendentemente da loro.

Scordiamo di attingere alla linfa che ci nutre,
che viene dagli stimoli, dalle passioni,
da quello che ci concediamo.

I figli vogliono tempo, azioni, parole.
Sempre e tutto ad un ritmo veloce.

Allora facciamo una cernita, stabiliamo priorità,
che non sono mai le nostre.
Ci mettiamo da parte, perché, prima di tutto vogliamo una cosa: dargli felicità.

Ma la felicità non si regala.
Possiamo indirizzargli tutti i nostri pensieri, farli oggetto di ogni attenzione.
Ma la capacità di essere sereni, felici di se stessi, così come sono,
ai figli, possiamo solo fargliela guardare.

La felicità è quella che vedono nei nostri occhi.
Quando siamo soddisfatte di quello che siamo.
Delle cose che riusciamo a fare
o del solo fatto che ci proviamo.

Potranno essere felici solo se imparano a “vederci felici”.

E per esserlo non dobbiamo scordare le nostre foglie che vogliono luce,
il nostro tronco che pretende considerazione,
le nostre radici che richiedono cura.

Donando un po’ di tempo a noi stesse, senza sensi di colpa,
ma con la consapevolezza di quanto sia essenziale,
insegneremo ai figli a prendersi, nella vita, tempo per loro.
A fare della loro felicità il centro,
senza esitazioni,
il cardine su cui ruotano le cose fondamentali.

Che non è egocentrismo o strafottenza o menefreghismo.
Non è mettere da parte gli altri.

È l’amor proprio,
indispensabile ad essere generosi con gli altri,
a dare senza sentirsi privati,
a desiderare senza frustrazione,
a perdonare senza rimorsi,
a concedere senza rimpianti.

Non sempre è facile.
È qualcosa che matura col tempo, piano.
Che prende forma anche grazie a loro.

Anche le mie figlie,
scalpitano un poco, richiedono attenzione,
quando ho voglia di coltivare un progetto, di inseguire un’idea nuova
o quando semplicemente mi concedo cose che mi ricordano ciò che sono stata, prima di loro.

Prendono a gomitate le mie piccole, grandi cose.
Ma io resisto, ci provo.
A portare avanti momenti miei, senza di loro.

Perché in quei momenti non sono solo ramo,
appoggio da cui guardare il mondo.

Nell’istante in cui mi dedico a me stessa, divento qualcosa di più prezioso.
Mi faccio “leva” perché loro sappiano che possono saltare,
gli porgo l’energia giusta per sollevare i propri sogni e imparare a volare.
Portarsi sul terreno che credono migliore.

Gli mostro come possono mettere radici
e farsi albero per qualcun altro,
senza dimenticarsi di loro.

Perciò, amiche mie,
se è la felicità dei vostri figli quello che volete,
non dimenticate mai la vostra.
Solo così
riuscirete a farne dono.



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Architetto, mamma di due bambine, con una grande passione per i libri.

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