un buon genitore non si giudica dall’età

Si chiamava Anna ed era una vecchia.

Ebbe una figlia quando ormai non ci sperava più e le diede il nome di Maria.

La stessa a cui in tanti rivolgono le proprie preghiere.

Nessun tribunale le tolse la figlia, perché giudicata troppo anziana, incapace di assolvere il suo ruolo di genitore.

Anzi, quel diventare madre, è stata considerata una grazia, un dono.

Lungi dal santificare i coniugi Deambrosis, penso solo che questi due genitori siano delle persone normali.

Che sono caduti in una trappola assurda, loro e la loro bambina.

Trascinati in un tribunale per un pettegolezzo, sono stati risucchiati da un vortice di sentenze e giudizi.

Giudici, assistenti sociali, opinione pubblica.

Tutti a sentenziare.

Sono stati definiti genitori narcisisti, perché in età avanzata, con la fecondazione eterologa, all’estero, hanno avuto una bambina.

Giudicati troppo anziani per crescere un figlio.

Poi la Cassazione, a distanza di sei anni, ha espresso una sentenza diversa:

“il minore ha diritto di vivere e crescere nella propria famiglia di origine”

e che “l’età avanzata dei genitori non è elemento di cui si debba tener conto”.

Con una bambina diventata grande, cresciuta in un’altra famiglia.

Sentenza nuovamente stravolta dalla Corte d’Appello di Torino, che a marzo scorso ha dichiarato la bambina adottabile.

Che tristezza che una questione così delicata sia diventata argomento di stato, di aula dei tribunali.

 

È davvero così grave desiderare un figlio,

sognare di sentirselo crescere dentro,

di accudirlo, crescerlo, dargli amore, anche se non si è più giovani?

C’è davvero un limite d’età per amare?

 

Anch’io avrei voluto figli parecchi anni fa, da giovanissima, per crescere con loro.

Ma la vita, a volte non permette di fare progetti. Sconvolge ogni piano.

Ho avuto due figlie quando non ci credevo davvero più.

Al limite dei quell’età considerata “adatta”.

Non so che avrei fatto se le cose fossero andate in maniera diversa.

Ricordo quell’angoscia, appena sveglia al mattino.

Il silenzio delle stanze vuote e il pensiero opprimente che sarebbero rimaste tali, per sempre.

 

In tanti, allora, mi hanno parlato all’adozione.

Lo avrei fatto, se anche questa non si fosse rilevata una scelta che in quel periodo sembrava complicata e irrealizzabile.

 

Semplificare è proprio di chi non sta nel problema,

di chi è pronto a dirti ” in fondo la natura vuole così, devi fartene una ragione, non capisco questa ostinazione…”.

 

Il desiderio di maternità è qualcosa che senti nella carne, prima che nella testa.

Difficile da decifrare.

 

Non sempre creare una famiglia è semplice, anche se dovrebbe essere una delle cose più naturali.

Per alcuni è una strada sbarrata, sul mondo.

 

Si può giudicare per questo?

Perché si desidera entrare in questo vortice di emozioni, canti, sorrisi, parole, che gira attorno alla parola figlio?

Perchè si tenta per anni e magari, quando arriva una gravidanza si è già avanti con l’età?

 

Ci sono tanti genitori disattenti ed egoisti. E giovani.

 


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Architetto, mamma di due bambine, con una grande passione per i libri.
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