Ci sono vari modi di abbracciare l’impossibile.

Io l’impossibile lo scrivo.

Quanto mi mancavano la penna e il foglio.
La scrittura. Che mi ha aperto la strada, non verso il fuori ma verso il dentro.
Lì, sul fondo di me stessa, ho trovato tracce, quelle che stavo cercando. Tracce di me.
Scrivo perché è nel gesto che nasce l’equilibrio: lo stato di grazia che abbraccia il presente.
Ora posso anche affacciarmi, guardare oltre.
È il sogno.
Tutti dovrebbero poterlo fare: trovare qualcosa che riempie. O che protegge.
Un arco di luce tra cielo e terra.

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Ci sono un sacco di buoni motivi per cominciare a scrivere.

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