Quella cicatrice sul cuore

È un piccolo sasso a forma di cuore.

Con un segno evidente su un lato.

 

L’ha trovato sulla spiaggia mia figlia Maria.

Questo è il tuo cuore, ha detto ieri alla nonna appena tornata dall’ospedale, dopo un infarto.

E questa  è la cicatrice che ti sei fatta, nonna.

Ma il cuore è ancora intero vero?.

 

La osservano, tutte e due, anche la più piccola.

Chiedono di quei lividi sulle braccia, delle vene annerite, dei dottori e di quello che le hanno fatto in ospedale.

 

La lasciano parlare, silenziose.

Le sue parole che vorrebbero rassicurare stridono col tono della voce che è stanco e non è il suo, non è quello che  sono abituate a sentire.

E allora le chiedono di nuovo come stai, rimangono in attesa.

Come me.

Che corro, sistemo, preparo il pranzo, mi assicuro che si riposi.

Ma un po’ mi sento anch’io frastornata, confusa, come loro.

Perché non sono abituata a guardare il suo cuore debole.

Lei è quella che parla col tono di voce sempre alto, che non si ferma mai, prende la vita a la rivolta, sicura e indomabile.

 

E invece adesso è all’angolo.

Con quella cicatrice sul cuore.

E noi tutte intorno che respiriamo piano.Fragili.

Anch’io con loro.

Tutte e tre bambine.

In attesa che la paura rientri.

 

Perché quella cicatrice è un burrone, uno strapiombo buio, su cui ci siamo affacciate.

Quanto basta ad intuirne la profondità.

E che ancora ci fa tremare,

come un sogno da cancellare.

 


 

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